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    L’apprendimento umano ed il ruolo delle abitudini: cosa sono le abitudini e a cosa servono. Come superare la difficoltà a cambiarle?

    TI PROPONGO UN TEMA E UN COLLAGE TRATTO DA UN TESTO DI MOSHE’ FELDENKRAIS
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    L’apprendimento umano ed il ruolo delle abitudini: cosa sono le abitudini e a cosa servono. Come superare la difficoltà a cambiarle?
    Come il Metodo Feldenkrais può guidarci alla “monomotivazione”, a conseguire la spontaneità, a maturare arrivando allo stato “potente”.

     

    TRATTE DA: Moshè Feldenkrais L’Io potente. Uno studio sulla spontaneità e la compulsione. Astrolabio – Roma 2007 “The Potent Self: a study of Spontaneity and Compulsion, 1985″

    Abitudine: il “non riconosciuto”
    Non riconosciuto… ciò che una volta è stato conosciuto e ora non può più essere riconosciuto, che è presente ma non può essere percepito, che è stato appreso ed è diventato così abituale e autonomo che l’individuo ne ha perso completamente la consapevolezza (pag 41)

     

    Abitudine: l’ambiente che facilita il rinnovamento o lo restringe, così l’attività diventa routine meccanica

    E’ molto più facile pensare che ogni persona orienti la propria attenzione verso quegli interessi che aumentano la propria sicurezza emotiva e la distolga da quelli che la mettano in pericolo. La scelta effettiva fatta da ciascuna persona dipende dalla salute del suo sistema nervoso e del suo substrato, oltre che da un ambiente che può rafforzare il suo sistema nervoso facilitandone la crescita e il rinnovamento, o spingerlo ad adottare tendenze e modi di funzionare dannosi, che gradualmente restringono e limitano l’attività alla routine meccanica (pag 40)
    Le abitudini di pensiero: conformarsi o fare assegnamento su noi stessi
    … Attività potente è il tipo di comportamento che troviamo nelle persone davvero mature. Con lo sviluppo del controllo volontario gradualmente impariamo a fare assegnamento su noi stessi e decidere quanto siamo disposti a rinunciare rifiutando di conformarci alle abitudini di pensiero e d’azione istillate in noi e quanta disapprovazione siamo disposti ad affrontare agendo contro queste abitudini. (pag 48)

    Sviluppo personale (premessa di Mark Reese p. 12)

    Sviluppo personale significa.

    Eliminare la “motivazione incrociata” e conseguire la “monomotivazione”

    Eliminare il comportamento “compulsivo” e conseguire la “spontaneità”

    Abbandonare forme rigide di postura e conseguire uno stato dinamico di “attura” reversibile.

    Superare la fase evolutiva “immatura” di dipendenza e “maturare” arrivando allo stato “potente”

    La resistenza al cambiamento attraverso il linguaggio del corpo

    … l’inabilità a fare è dovuta alla proiezione volontaria di schemi abituali parassitari, di cui si può diventare consapevoli… si scopre che le proprie risorse non solo non sono usate appieno, ma anzi il soggetto impedisce attivamente a se stesso di usarle. … la rottura della “resistenza” viene fatta direttamente nel linguaggio del corpo più intimamente compreso, non si chiede alla persona di rinunciare al vecchio schema, cosa che non può fare prima di avere un altro sostitutivo.… La capacità di fare abroga la vecchia, impotente attura con lo stesso meccanismo con cui rigettiamo tutte le azioni che non aprono la porta e scegliamo quella che lo fa. … La resistenza si risolve facendola diventare non necessaria. (pag 178/9)

    La tecnica: induzione, inibizione e eccitazione.

    … attraverso l’ampliamento e il raffinamento del controllo cerebrale sull’escursione muscolare… qualunque difficoltà viene ridotta usando l’induzione per rendere percepibile il controllo difettoso… per inibire la motivazione estranea… esplorando l’escursione completa della funzione si tenderà a scegliere quella migliore rispetto a quella buona… inoltre il soggetto impara l’arte di imparare, che è applicabile a qualsiasi funzione (pag 174/175)

    Spontaneità per imparare ad imparare.

    Più si allena la forza di volontà senza nessuno scopo e non per fare cose necessarie e utili, più si diventa compulsivi, rigidi nella mente e nei modi e rigidi nel corpo. … Bisogna predisporsi a imparare a imparare come si addice al compito  più importante della vita umana, cioè con serenità ma senza solennità, con paziente obiettività e senza una serietà compulsiva: stringere i pugni, corrugare i sopraccigli, serrare la mascella sono espressioni di uno sforzo impotente. L’apprendimento deve essere intrapreso ed è realmente proficuo quando l’intera struttura corporea è mantenuta in uno stato in cui il sorriso può trasformarsi in risata senza interferenze, naturalmente, spontaneamente. (pag 37)

    Pittori, matematici, compositori e tutti quelli che hanno realizzato qualcosa di valido nella vita, hanno sempre dovuto imparare a dipingere, pensare e a comprre ma non  nel modo che rea stato loro insegnato. Hanno dovuto imparre e lavorare fino a conseguire

    Monotivazione

    La forza di volontà è necessaria solo dove manca la capacità di fare… L’apprendimento non è l’addestramento della forza di volontà ma l’acquisizione della capacità di inibire l’azione parassitaria e di dirigere chiare motivazioni risultanti dalla conoscenza di noi stessi. (pag 37)

    Il nostro obbiettivo è scoprire che cosa volete veramente. Non è affatto un compito facile, e certamente neanche voi lo sapete. Se l’aveste saputo, ci sarebbe sempre stata una motivazione sufficientemente dominante da consentirvi di usare voi stessi per raggiungere lo scopo. (pag 225)

    Motivazioni incrociate

    Le motivazioni incrociate più difficili da riconoscere sono quelle autoassertive, mescolate con quelle rigenerative… il vetusto conflitto tra collettivismo e individualismo. Ciascuno di noi è al tempo stesso la persona più importante al mondo (cioè del mondo che conta per noi) e, da un punto di vista universale, l’essere più insignificante. (pag 225)

    Dall’ abitudine all’equilibrio instabile verso la maturità e lo stato potente

    Riconoscendo la nostra insignificanza, la non importanza di quello che pensiamo, facciamo, o non sappiamo fare, ci troviamo nella piena padronanza di noi stessi fino al limite potenziale delle nostre capacità. Quella sorta di equilibrio instabile che viene abbandonato in ogni azione e recuperato per la successiva è l’essenza della maturità umana. Per conseguire entro i limiti di noi stessi quella padronanza, dobbiamo separare e distinguere le motivazioni che provengono da tensioni psicologiche del nostro corpo e quelle che vi sono innestate da abitudini formatesi sotto la costrizione della dipendenza

    (pag 226)